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Riconoscere e prevenire il Workaholism

Riconoscere e prevenire il Workaholism: quando il lavoro diventa dipendenza.

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Il confine tra impegno professionale e dipendenza dal lavoro è più sottile di quanto si pensi. 

In una cultura che celebra la produttività e premia chi “si fa in quattro” continuamente, il workaholism rischia di essere scambiato per dedizione, ambizione o senso del dovere. Eppure, dietro le settimane lavorative da 60 ore e le risposte alle e-mail delle 23:00, si nasconde una vera e propria dipendenza comportamentale, con conseguenze concrete sulla salute fisica, psicologica e relazionale. 

I dati parlano chiaro: la prevalenza del workaholism nella popolazione attiva varia tra il 7% e il 25% a seconda dei criteri diagnostici utilizzati, con picchi ancora più elevati in settori altamente competitivi come finanza e tecnologia. (unobravo.it – 2025) 

Non si tratta di semplice stress lavorativo o carico di lavoro temporaneo. Il workaholism è un bisogno compulsivo e incontrollabile di lavorare che porta la persona a sacrificare salute, relazioni e tempo libero sull’altare della performance professionale. 

Capire cos’è il workaholism, riconoscere i segnali e sapere come prevenirlo diventa quindi una priorità non solo individuale, ma anche aziendale.  

Perché un dipendente workaholic non è sinonimo di produttività sostenibile, ma un campanello d’allarme per l’intera organizzazione. 

Cos’è il Workaholism: definizione e caratteristiche 

Il termine workaholism è stato coniato nel 1971 dallo psicologo Wayne Oates, che lo definì come “il bisogno incontrollabile di lavorare incessantemente”, paragonandolo per gravità all’alcolismo. 

Non si tratta semplicemente di lavorare molte ore. Una persona può lavorare intensamente per un periodo definito (ad esempio durante un lancio prodotto o una scadenza critica) senza sviluppare dipendenza.  

Il workaholism, invece, si distingue per tre caratteristiche specifiche: 

  1. Compulsività: il lavoro diventa un pensiero ossessivo che accompagna la persona anche nei momenti di pausa. Si pensa continuamente a progetti, email, task da completare, anche quando si è fisicamente lontani dall’ufficio. 
  2. Incapacità di staccare: weekend e ferie diventano momenti di ansia se non vengono riempiti con attività lavorative. La persona si sente in colpa quando non lavora e fatica a dedicare tempo ad altre attività extra-lavorative. 
  3. Perdita di controllo: nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative (stanchezza cronica, conflitti familiari, problemi di salute), la persona non riesce a ridurre il tempo dedicato al lavoro. Il comportamento sfugge al controllo volontario, proprio come nelle dipendenze da sostanze. 

Il workaholism viene classificato come dipendenza comportamentale, al pari del gioco d’azzardo patologico o della dipendenza da internet. Lavorare diventa l’unico modo per ottenere gratificazione, portando a tolleranza (serve sempre più lavoro per sentirsi soddisfatti) e astinenza (ansia e disagio quando non si lavora). 

Differenza tra Workaholism e Burnout. 

Workaholism e burnout vengono spesso confusi, ma sono fenomeni distinti. 

Il workaholism è una dipendenza attiva. La persona workaholic ama lavorare (o crede di amarlo), prova entusiasmo iniziale e spinta compulsiva verso l’attività lavorativa. Il lavoro è vissuto come fonte di identità, autostima e controllo sul mondo esterno. Il problema non è il lavoro in sé, ma l’impossibilità di staccarsene. 

Il burnout è un esaurimento passivo. La persona in burnout ha perso ogni motivazione, sente il lavoro come un peso insopportabile, sperimenta cinismo e distacco emotivo. Non c’è più entusiasmo, solo fatica cronica e senso di inefficacia.  

Tuttavia, i due fenomeni sono collegati: il workaholism è spesso un fattore predisponente al burnout. Chi lavora compulsivamente per anni, ignorando sistematicamente i segnali di stanchezza, finisce per esaurire completamente le proprie risorse emotive.  

A quel punto il workaholism si trasforma: l’amore per il lavoro diventa odio, l’entusiasmo si spegne e subentra il burnout. 

Pensare al workaholism come alla fase iniziale di un continuum aiuta a comprenderne la pericolosità. Non è solo “lavorare troppo”, ma un meccanismo che logora progressivamente la persona fino al collasso. 

Riconoscere e prevenire il Workaholism

Come riconoscere la dipendenza dal lavoro? 

Riconoscere il workaholism non è sempre immediato. Esistono però segnali comportamentali, emotivi e fisici che permettono di identificare una possibile dipendenza dal lavoro. 

Segnali comportamentali. 

  • Orari di lavoro eccessivi e costanti: superare regolarmente le 50-60 ore settimanali senza motivi eccezionali.  
  • Difficoltà a delegare: il workaholic sente di dover controllare ogni aspetto del lavoro personalmente. Delegare genera ansia e senso di perdita di controllo. 
  • Controllo compulsivo di email e messaggi: verificare la posta di lavoro continuamente, anche di notte o durante cene e momenti di relax.  
  • Rifiuto sistematico di ferie e pause: accumulare giorni di ferie non goduti, rimandare continuamente le vacanze o utilizzare i giorni di riposo per lavorare da remoto. 
  • Isolamento sociale: ridurre progressivamente il tempo dedicato ad amici, famiglia, hobby per non sottrarre energie al lavoro. 

Segnali emotivi e psicologici. 

  • Ansia e senso di colpa quando non si lavora: vivere il tempo libero come fonte di disagio. Sentirsi in colpa per aver staccato dal lavoro, anche solo per qualche ora. 
  • Pensiero ossessivo sul lavoro: anche durante attività piacevoli o momenti di relax, la mente torna costantemente a progetti, deadline, problemi lavorativi irrisolti. 
  • Autostima legata esclusivamente alle performance: il senso di valore personale dipende totalmente dai risultati professionali. Un errore lavorativo viene vissuto come fallimento totale della propria identità. 

Segnali fisici. 

  • Stanchezza cronica: sentirsi costantemente affaticati nonostante le ore di sonno, difficoltà a recuperare le energie. 
  • Disturbi del sonno: insonnia, risvegli notturni, difficoltà ad addormentarsi perché la mente continua a pianificare le attività lavorative. Alcuni workaholics ricorrono a farmaci per dormire. 
  • Sintomi da stress: mal di testa frequenti, tensione muscolare, problemi gastrointestinali, palpitazioni, ipertensione. 
  • Trascuratezza della salute: saltare pasti, rimandare visite mediche, non dedicare tempo all’attività fisica, accumulare problemi di salute non trattati. 

Conseguenze del workaholism sul lavoro e l’azienda. 

Il workaholism danneggia anche la performance lavorativa. 

Dopo un iniziale periodo di alta performance, subentra infatti un calo della produttività con riduzione di concentrazione, creatività e capacità decisionale. 

Se cala la produttività, aumentano invece le assenze per malattia, gli errori decisionali, dimenticanze, disattenzioni, infortuni e incidenti sul lavoro: tutte problematiche che ricadono non solo sull’individuo, ma sull’intera organizzazione. 

Di fronte a queste conseguenze, come possono le aziende agire concretamente? Ecco le strategie più efficaci. 

Prevenire il workaholism: il ruolo delle aziende. 

La dipendenza dal lavoro non è solo una questione individuale. L’ambiente organizzativo gioca un ruolo determinante nel favorire o prevenire dinamiche di workaholism.  

Per i responsabili HR e per il management, investire nella prevenzione significa proteggere il benessere delle persone e contemporaneamente salvaguardare la sostenibilità della performance aziendale nel medio-lungo periodo. 

Una nuova cultura aziendale. 

Tra le principali azioni, serve un cambio culturale che valorizzi l’efficienza, non solo l’effort. I leader devono dare l’esempio: formare i manager alla leadership empatica significa aiutarli a riconoscere i segnali di workaholism nel team e a proteggere attivamente i confini tra lavoro e vita privata dei collaboratori. 

Flessibilità e autonomia. 

Offrire orari flessibili e possibilità di lavoro da remoto dove possibile può sembrare controintuitivo per prevenire il workaholism, ma la ricerca dimostra che l’autonomia nella gestione del tempo riduce lo stress e aumenta il senso di controllo. 

 Il punto non è quante ore si lavora, ma la possibilità di autoregolare i propri ritmi in base alle esigenze personali. Un genitore che può accompagnare i figli a scuola e poi recuperare le ore nel pomeriggio vive il lavoro con meno conflitto interno rispetto a chi subisce rigidità che lo costringono a scelte dolorose. 

Quando il lavoro da remoto non è possibile, la corretta turnazione di lavoro permette ai responsabili HR di organizzare i progetti in modo efficace, evitando sovraccarichi di lavoro e assicurando un sano work-life balance.  

Per ottimizzare l’organizzazione e la gestione del lavoro, l’App MyNet offre un quadro chiaro e intuitivo sul quale basare la pianificazione. 

 

Workaholism prevenzione

 

Monitoraggio delle ore lavorate. 

Non si può gestire ciò che non si misura. Molte aziende non hanno visibilità reale sulle ore effettivamente lavorate dai dipendenti. Esserne consapevoli permette di: 

  • Identificare pattern di sovraccarico: se un dipendente supera sistematicamente le 50 ore settimanali, è un segnale d’allarme che richiede intervento. 
  • Verificare il rispetto dei riposi obbligatori: garantire che tutti i lavoratori rispettino i riposi settimanali e le pause giornaliere previste dalla legge e dal contratto collettivo. 
  • Intervenire preventivamente: invece di scoprire a fine mese che una persona ha accumulato 80 ore di straordinario, il sistema permette di agire in tempo reale redistribuendo il carico o assegnando supporto. 

Timbratore è il modulo del software per la gestione presenze che consente di calcolare le ore lavorate su specifici progetti, cantieri o aree di lavoro in genere e di segmentare i profili utenti per una gestione precisa delle timbrature, permettendo ai manager di quadrare le presenze e generare export compatibili con i sistemi payroll aziendali. 

 

Promuovere pause e disconnessione. 

Incoraggiare pause regolari durante la giornata lavorativa non è un optional, ma una necessità fisiologica. Il cervello umano non è progettato per avere una concentrazione continua prolungata: dopo 90-120 minuti l’attenzione cala drasticamente.​ 

Allestire aree relax, promuovere stretching o brevi passeggiate migliorano significativamente concentrazione e benessere. Incentivare e semplificare l’uso delle ferie e dei permessi è un’altra strategia fondamentale per migliorare il benessere del dipendente 

 

Formazione e strumenti di gestione del tempo. 

Offrire ai collaboratori formazione su gestione del tempo, prioritizzazione, tecniche di produttività li aiuta a lavorare in modo più efficace riducendo ore inutili.  

Anche strumenti digitali come tool di project management, to-do-list condivise, applicazioni per pianificazione possono ridurre lo stress organizzativo che alimenta il workaholism. 

Il Software per la gestione di attività e commesse di MyNet permette di pianificare e comunicare le attività aziendali quotidiane in modo trasparente, facilitando al contempo il monitoraggio delle commesse in tempo reale.  Questo senso di controllo riduce l’ansia e migliora il work-life balance. 

 

Strumenti digitali di MyNet per il benessere. 

Non tutta la tecnologia alimenta il workaholism: anzi, può essere un’alleata preziosa per evitarlo, grazie alla possibilità di: 

  • Monitorare task e tempi 
  • Inviare promemoria 
  • Gestire le priorità 
  • Mantenere un’organizzazione efficiente 

L’App MyNet integra diverse funzionalità che aiutano sia l’azienda che il dipendente a mantenere equilibrio. In questo modo, la digitalizzazione aziendale non aumenta il controllo oppressivo, ma crea trasparenza e consapevolezza condivisa che protegge il benessere di ogni individuo. 

 

Riconoscere che il problema esiste è il primo passo. 

Il workaholism viene socialmente accettato, persino celebrato. Eppure, le conseguenze sulla salute, sulle relazioni e sulla qualità della vita sono altrettanto gravi. 

Per le aziende, riconoscere che il workaholism esiste significa smettere di misurare il valore delle persone solo in termini di ore lavorate. 
Per gli individui, significa permettersi di esistere oltre il lavoro e accettare che il proprio valore non dipende esclusivamente dalle performance professionali. 

La prevenzione del workaholism non è responsabilità solo degli HR o solo dei singoli lavoratori. È una responsabilità condivisa che richiede cultura aziendale sana, leadership consapevole e strumenti di monitoraggio e organizzazione efficaci. 

Gli strumenti digitali di MyNet possono essere alleati preziosi in questo percorso: dalla gestione dei turni flessibili al monitoraggio trasparente delle presenze, passando per sistemi che promuovono la digitalizzazione dei processi HR, l’App è pensata per snellire il carico burocratico e diminuire lo stress, la disorganizzazione e le perdite di tempo. 
Il flusso di lavoro diventa così più efficiente, smart e veloce. 

Il lavoro è parte importante della vita, ma non può essere tutta la vita. Quando diventa dipendenza, serve fermarsi. E le aziende che costruiscono ambienti dove è possibile farlo sono quelle che, nel lungo periodo, attraggono e trattengono i talenti migliori. 

Vuoi sapere quali moduli di MyNet fanno al caso della tua azienda?  Contattaci per una consulenza 1:1 con un nostro esperto. 

 


Domande Frequenti 

Il workaholism è riconosciuto come malattia? 

Il workaholism non è classificato come disturbo mentale autonomo, ma viene studiato come dipendenza comportamentale dalla comunità scientifica. È riconosciuto come fattore di rischio per disturbi d’ansia, depressione e problemi cardiovascolari. Alcuni paesi europei stanno valutando l’inclusione della dipendenza da lavoro tra le patologie coperte da assicurazione sanitaria. 

Quante ore settimanali sono considerate eccessive? 

La normativa italiana prevede 40 ore settimanali come standard contrattuale. Superare costantemente questo limite è considerato eccessivo e aumenta significativamente i rischi per la salute. Il workaholism però non si misura solo in ore, ma nella compulsività e nell’incapacità di staccare dal lavoro. 

Quali sono le aziende più a rischio di avere dipendenti Workaholic? 

Il rischio è presente in ogni settore, con una maggiore incidenza in quelli più competitivi e ‘fast’ come finanza, tecnologia o consulenza. 

L’azienda può monitorare le ore lavorate senza violare la privacy? 

Sì, se fatto con strumenti GDPR-compliant. Sistemi come il Modulo Timbratore di MyNet registrano ingressi/uscite con geolocalizzazione solo durante l’orario lavorativo, per finalità organizzative e di sicurezza. I dati sono protetti, accessibili solo agli HR autorizzati e conservati secondo normativa. La trasparenza nel monitoraggio protegge il dipendente (dimostra straordinari effettivi) e l’azienda (conformità normativa). 

Cosa può fare un’azienda se riconosce un dipendente workaholic? 

Il manager dovrebbe affrontare colloquio privato non punitivo, evidenziando preoccupazione per il benessere della persona e offrendo supporto: redistribuzione del carico di lavoro, accesso a una consulenza psicologica aziendale, formazione sulla gestione del tempo, pianificazione delle ferie obbligatoria. 
Oltre a ciò, è necessario verificare se l’ambiente organizzativo (deadline irrealistiche, sottoorganico, cultura dell’always-on) sta alimentando il problema. 

 


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Questo articolo è stato scritto da

Giulia Di SopraCustomer success manager di MyNet. Nel 2015 entra nel mondo del digitale lavorando nel dipartimento commerciale di un’azienda di servizi online. Dopo diversi anni all’estero rientra in italia e inizia la sua attività in MyNet dedicandosi all’organizzazione delle DEMO, alla formazione dei manager e all’assistenza clienti.

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